Vol.1
Conosci il luogo che attira l’attenzione dei migliori giocatori del mondo e in cui tutti sognano di andare ad allenarsi? È Montpellier, una città sulla costa del sud della Francia. Qui si trova il «Montpellier Tennis de Table Club», dove sono cresciuti i fratelli Lebrun, medagliati alle Olimpiadi di Parigi.
A dare forma al tennistavolo creativo dei fratelli Lebrun è stata la filosofia e l’intelligenza del coach Nathanael Molin.
Che cosa si può pensare del suo modo di ragionare, oggi che è diventato un coach di livello mondiale?
<Dicembre 2024>
Nathanael MOLIN
Nato il 6 luglio 1986 a Digione (Dejion), in Francia. Ha fatto parte delle nazionali francesi cadetti e juniores, ma ha lasciato l’attività ad alto livello a 22 anni. Fin da quando aveva circa 17 anni si è interessato all’allenamento e ha seguito i fratelli Lebrun quando erano bambini. Nel 2021 è diventato ufficialmente il loro coach a tempo pieno e dal 2023, in occasione dei Giochi europei, è stato nominato commissario tecnico della nazionale francese. Alle Olimpiadi di Parigi ha conquistato l’argento nel Team Match
La verità raccontata da coach Molin.
【Le 8 idee e le 2 filosofie di Molin】
<Idea 1> Non esiste un avversario di allenamento. Il 100% è il mio allenamento
<Idea 2> Trovare un equilibrio tra “creatività” e il “vincere il Game”, esprimendo la creatività nel Game
<Idea 3> In allenamento non guardo l’orologio. A governare l’allenamento non è il tempo, ma il conteggio
<Idea 4> Lasciare ai giocatori lo stile di gioco che vogliono fare. Anche il penhold va bene. Non li forzo a passare alla shakehand
<Idea 5> L’avversario può anche essere una donna, con puntinato liscio o puntinato lungo: non importa. Allenarsi divertendosi aiuta a sviluppare la capacità di adattamento
<Idea 6> Team Lebrun, che riunisce specialisti. La formazione non è magia: il processo è ciò che conta
<Idea 7> La Cina è forte. Ma copiando la Cina, si può davvero battere la Cina? La Francia contrappone un gioco creativo
<Idea 8> È impossibile riuscire al primo Olimpiadi? Non c’è alcun motivo per dirlo. Ascoltare gli altri è importante, ma lo è anche non ascoltarli. Basta credere in sé stessi e giocare il proprio tennistavolo
<Filosofia 1> Non mi piace la parola “sogno”. Per me, un sogno è qualcosa che non si realizza. Io voglio realizzarlo, portarlo a termine. Come coach, questo è il mio obiettivo
<Filosofia 2> Non sono solo un coach di tennistavolo. Credo di dover far crescere anche il loro cervello e la loro umanità
Tre anni fa, portando quei fratelli a competere nel WTT e ad allenarsi, gli altri giocatori e coach intorno a loro guardavano l’allenamento dei Lebrun e dicevano: “È pazzesco, cosa state facendo?”︱Molin
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