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【La rivoluzione francese】 La verità raccontata da coach Molin. «Non sono un coach solo per il Tennistavolo. Devo sviluppare anche la loro mente e la loro umanità»

【La rivoluzione francese】 La verità raccontata da coach Molin. «Non sono un coach solo per il Tennistavolo. Devo sviluppare anche la loro mente e la loro umanità»

Vol.3

Anche Jin Ueda, che gioca in Bundesliga, si è allenato con i fratelli Lebrun. Ha definito “Montpellier style” quel riscaldamento e quegli esercizi di gioco, all’insegna del divertimento: «I fratelli Lebrun sono famosi per i loro allenamenti creativi; per esempio, fanno Tennistavolo con due rimbalzi, no? Quel metodo di allenamento così particolare, in realtà, ha un significato ed è estremamente utile per migliorare il feeling».

Anche Mima Ito è andata a Montpellier nell’ottobre 2024 e si è divertita ad allenarsi.

Non è in Cina, né in Germania, né in Giappone. A Montpellier c’è qualcosa.
<Dicembre 2024> PHOTO Remy Gros

Nathanael MOLIN
Nato il 6 luglio 1986 a Digione, in Francia. Ha fatto parte delle nazionali francesi cadetti e juniores, ma si è ritirato dall’élite a 22 anni. Già intorno ai 17 anni era interessato all’insegnamento e ha allenato i fratelli Lebrun da quando erano bambini. Nel 2021 è diventato ufficialmente il loro coach personale e dal 2023, in occasione dei Giochi Europei, è stato nominato commissario tecnico della Francia. Alle Olimpiadi di Parigi ha conquistato la medaglia d’argento nel Team Match

Commento di Shunsuke TOGAMI

Shunsuke TOGAMI si è allenato con i fratelli Lebrun durante il ritiro di dicembre a Ochenhausen.

«Ho partecipato davvero al ritiro. Anche i metodi di allenamento erano completamente diversi, e il tempo di allenamento non era lungo come in Giappone, ma i fratelli Lebrun, pur comunicando con il coach Nathanael, a volte si scambiano anche parole piuttosto dure. È una cosa del tutto assente in Giappone.

A volte, durante gli allenamenti, cala la concentrazione; in quei momenti fanno mini-giochi in stile divertente, per esempio un Game usando il rovescio. Ho pensato che fosse davvero incredibile»

Idea 8: Perché non riuscire a fare bene alla prima Olimpiade? Non c’è nessun motivo. È importante ascoltare gli altri, ma è anche importante non ascoltarli. Basta credere in se stessi e giocare il proprio Tennistavolo

●—I Player non sono stati sopraffatti dall’atmosfera unica delle Olimpiadi?

MOLIN Tutti dicono che alla prima Olimpiade si è tesi. Io non ci credo. Chiunque affronta il suo primo torneo internazionale, chiunque affronta il suo primo campionato europeo, chiunque affronta il suo primo WTT. Che differenza c’è? Perché non si dovrebbe poter avere successo alla prima Olimpiade? Non c’è nessun motivo. Se non si riesce è perché si pensa: «sono teso, quindi non andrà bene».

Vorrei dire di non credere ai preconcetti, alle superstizioni. Anche alla prima Olimpiade, o al primo campionato del mondo, si può avere successo. È importante ascoltare gli altri, ma è anche importante non ascoltarli. Basta credere in se stessi e giocare il proprio Tennistavolo.

Quando Félix ha vinto la medaglia nel Singolare, ho sentito le emozioni salire dal profondo del petto. Quando a 17 o 18 anni ho deciso di diventare coach, il mio obiettivo era portare i Player sul podio olimpico. È stato il mio obiettivo per vent’anni.

Ma alla fine si capisce che non è il risultato a essere straordinario, bensì la storia che porta fin lì. Non voglio dire che il successo sia solo il risultato; voglio dire che il successo è il processo. Il risultato è arrivato solo perché c’era un processo che conduceva al successo.
Mi sento orgoglioso della parte umana delle persone che circondano il Team Lebrun. Di come tutti abbiano collaborato per portarli al successo. La medaglia è solo un risultato. Se nella finale per la medaglia Félix avesse perso contro Hugo CALDERANO, sarei rimasto deluso. Ma l’orgoglio non sarebbe cambiato. L’importante era il processo, gli allenamenti quotidiani.

Se l’unico obiettivo fosse vincere una medaglia, non si potrebbe più godere del Tennistavolo. Allenarsi per oltre 600 giorni puntando solo al risultato finirebbe per consumare ed esaurire. La medaglia è solo un risultato: bisogna guardare al processo. A ciò che abbiamo fatto.»

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